Lu Xun Complete Works/it/Gudu Zhe

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Il solitario (孤独者)

Lu Xun (鲁迅, Lǔ Xùn, 1881–1936)

Traduzione dal cinese all'italiano.

Dalla raccolta Errante (彷徨), 1925.


Venni a conoscenza dell'esistenza di Wei Lianshu (魏连殳) solo quando la sua nonna fu posta nella bara.

Siccome in quel periodo facevo anch'io l'insegnante nella citta di S., e il mio paese natale era poco distante, tornavo spesso a casa, e cosi conobbi la faccenda. La nonna di Wei Lianshu era la vecchia signora Wei, di oltre settant'anni, che tutti chiamavano "la vecchia nonna Wei". Avendo perso tutti i figli e nipoti diretti, era rimasta con il solo Wei Lianshu come nipote adottivo. Dicevano che da giovane fosse stata molto capace, e che da sola avesse mandato avanti la famiglia; ma negli ultimi anni era indebolita, e non usciva quasi piu. Quando mori, qualcuno mando un telegramma a Wei Lianshu; egli torno il terzo giorno, vestito di bianco per il lutto.

Il mio primo incontro con lui avvenne dunque al funerale. Era un uomo di statura medio-alta, capelli corti, viso lungo e pallido. Portava gia il lutto bianco, e stava in piedi nel corridoio, ricevendo le condoglianze dei parenti. Quando venne il mio turno, mi saluto con un breve cenno del capo, senza parlare. Fu un parente anziano a dirmelo: "Quello e Lianshu."

Ma cio che sorprese tutti fu che, al momento di chiudere la bara, Wei Lianshu emise un grido acuto e si getto a terra, piangendo a dirotto. Era un pianto strano, diverso da quello rituale; i singhiozzi gli squassavano tutto il corpo, come quelli di un lupo nella notte del deserto, un ululato che esprimeva solitudine e ferocia. I parenti, sconcertati, dovettero trascinarlo via a forza. Tutti erano sbalorditi: non si aspettavano che un uomo dal carattere cosi taciturno e freddo potesse piangere a quel modo.

In seguito lo incontrai piu volte nella citta di S., poiche insegnava in una scuola media. Divenne uno dei miei pochi conoscenti. Era un uomo colto e dalle idee anticonformiste, ed era detestato dai notabili locali perche aveva sempre opinioni diverse da tutti. Sosteneva che i bambini fossero il futuro dell'umanita, e si commuoveva ogni volta che sentiva piangere un neonato: "Quel pianto," diceva, "e il suono piu vero del mondo. Tutto il resto -- cortesia, sorrisi, ossequi -- e finzione."

Per qualche tempo ci frequentammo regolarmente. Mi raccontava le sue idee sulla societa, sulla Cina, sull'educazione. Era convinto che la vecchia societa fosse marcia, e non vedeva alcuna speranza di rinnovamento. "E tutto finto," diceva. "Persino la pieta filiale e una recita. Al funerale di mia nonna, tutti piangevano, ma nessuno piangeva per lei: piangevano per se stessi, o perche cosi vuole l'usanza. Solo io ho pianto davvero, e tutti mi hanno guardato come un pazzo."

Ma col tempo, la sua posizione si fece sempre piu difficile. Fu licenziato dalla scuola perche i suoi metodi erano giudicati "sovversivi." Non riusciva a trovare un altro impiego. Il denaro si assottigliava. Per un periodo lo vidi mangiare solo pane secco e acqua calda, eppure non accettava aiuto: restituiva ogni centesimo che si tentasse di prestargli.

Un giorno, pero, qualcosa cambio. Quando lo rividi, vestiva un abito occidentale nuovo, portava scarpe di cuoio lucido e aveva un'espressione diversa: dura, fredda, quasi sprezzante. Aveva accettato un posto da consigliere presso un generale locale, un signore della guerra di pessima reputazione. "Perche?" gli chiesi, attonito. Lui rise, un riso amaro e breve. "Perche no?" rispose. "Tanto il mondo e cosi. Volevo cambiarlo, ma il mondo non vuole cambiare. Allora me ne approfitto. Tutti si approfittano. Almeno io non fingo piu."

Da allora la sua trasformazione fu completa. Viveva nel lusso: cibo raffinato, vino, donne. Ma nei suoi occhi vedevo qualcosa di spento, come una fiamma soffocata. Non parlava piu di ideali, non leggeva piu libri. Una volta gli domandai se non rimpiangesse il passato. "Il passato?" disse. "Quale passato? Quello in cui morivo di fame per dei principi in cui nessuno crede? No. Quello era solo un altro tipo di finzione."

Ma il corpo non resse. Pochi mesi dopo seppi che era malato. Andai a trovarlo: era disteso a letto, magro, pallido, con gli occhi scavati. La stanza era piena di bottiglie di medicinali. Mi guardo e sorrise appena: "Sei venuto. Non c'era bisogno."

"Come stai?" chiesi.

"Sto morendo. E il modo migliore di andarsene. Cosi non dovro piu fingere."

Volli restare, ma lui mi fece cenno di andarmene. "Non mi piacciono i visitatori al capezzale," disse. "Al funerale, se vuoi, puoi venire. Ma non piangere. Non voglio lacrime finte."

Mori pochi giorni dopo. Al funerale i parenti piansero: tutti facevano il loro dovere rituale. Io rimasi in un angolo, senza piangere. E in quel silenzio, ricordai il giorno in cui l'avevo visto per la prima volta, quando piangeva a dirotto per la nonna -- l'unico pianto sincero di tutta la sua vita.

Tornando a casa, la sera era fredda. La luna era alta, e il vento faceva stormire le foglie secche lungo la strada. Pensai a Wei Lianshu: alla fine, forse, la sua solitudine era stata l'unica cosa autentica che avesse posseduto.

(Ottobre 1925.)