Lu Xun Complete Works/it/Shizhong
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Esposizione pubblica (示众)
Lu Xun (鲁迅, Lǔ Xùn, 1881–1936)
Traduzione dal cinese all'italiano.
Dalla raccolta Errante (彷徨), 1925.
Il sole cocente di inizio estate torrefaceva il suolo fin dalle prime ore del mattino: sembrava che tutta la citta fosse distesa sotto il fuoco del sole. Il cane ansimava con la lingua di fuori; le cicale non avevano il coraggio di cantare; persino l'asfalto della strada si era rammollito, e i sandali di legno dei passanti vi lasciavano impronte nitide.
In una strada stretta di Pechino, fra le botteghe, regnava un silenzio straordinario. Solo la mosca ronzava nell'aria torrida, e di tanto in tanto si udiva il battito sordo di un ventaglio di palma.
A un tratto ci fu un'animazione: un poliziotto militare condusse un detenuto lungo la strada. L'uomo aveva le mani legate dietro la schiena, una grande placca sul petto su cui era scritto qualcosa, e sul collo portava un cartello con i caratteri del suo crimine. Camminava col capo chino, con passo incerto.
In un istante, come per magia, la gente sbuco da ogni angolo. La bottega di alimentari, la bottega del barbiere, il negozio di stoffe: tutti si affacciarono alle porte. Dalla finestra al primo piano di una casa sporse una testa pelata e unta. Un operaio che dormiva sotto una tettoia apri gli occhi. Un mendicante, che sonnecchiava all'ombra del muro, si levo a meta e allungo il collo.
Tutti guardavano.
La donna della bottega di dolci usci con il bambino in braccio. Il bambino le tiro i capelli per vedere meglio. "Mamma, che e?" -- "Niente, guardalo bene," rispose la madre, mettendosi in punta di piedi.
Un vecchio con gli occhiali da lettura si fermo, socchiuse gli occhi, e cerco di decifrare i caratteri sul cartello. "Che ha fatto?" chiese a voce alta, ma nessuno gli rispose. Un ragazzino si arrampico su un palo del telegrafo per vedere meglio. Una donna con un grande ventaglio smise di sventolare e fiss gli occhi sul condannato.
Il poliziotto procedeva lentamente, e il condannato arrancava dietro di lui, col capo sempre chino. Non guardo mai la folla.
Ma la folla guardava lui.
Tutti quegli occhi -- vecchi e giovani, uomini e donne -- convergevano su di lui con un'intensita curiosa, quasi avida, come se stessero vedendo uno spettacolo raro. Non c'era compassione in quegli sguardi, ne indignazione; solo curiosita, la stessa con cui si guarderebbe un animale strano in uno zoo.
Un ciclista che passava freno bruscamente, quasi cadendo, e si fermo a guardare. Un ragazzino con la scodella del riso in mano lascio cadere un chicco, ma non se ne accorse. Un lattaio si fermo in mezzo alla strada, bloccando il traffico.
Il convoglio prosegui lentamente, e la folla segui come un'onda. Man mano che avanzava, si aggiungevano nuovi spettatori. Un venditore di gelati smise di gridare la sua mercanzia. Due donne che litigavano interruppero la disputa. Un impiegato con la cartella sotto il braccio si fermo, guardo, e poi riprese il cammino, ma dopo pochi passi si volto a guardare ancora.
Alla fine il poliziotto e il condannato svoltarono l'angolo e scomparvero. La folla rimase ancora un momento, come delusa che lo spettacolo fosse finito cosi presto.
Poi, lentamente, tutti tornarono ai propri affari. La bottega di alimentari riapri il battente. La donna coi dolci rientro col bambino. L'operaio si riaddormento sotto la tettoia. Il mendicante si distese di nuovo.
Il silenzio torno sulla strada. Il sole torrefaceva il suolo. Solo la mosca continuava a ronzare nell'aria torrida.
Ma in fondo alla strada, dove il condannato era scomparso, una chiazza d'ombra restava sull'asfalto rammollito.
(Marzo 1925.)