Lu Xun Complete Works/it/Mingtian
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Domani (明天)
Lu Xun (鲁迅, Lǔ Xùn, 1881–1936)
Traduzione dal cinese all'italiano.
Dalla raccolta Grido d'allarme (呐喊).
La festa delle Barche del Drago (端午节)
Fang Xuanchuo (方玄绰) ultimamente aveva preso l'abitudine di dire "più o meno la stessa cosa", e questa frase era diventata quasi un intercalare; e non solo la diceva, ma se l'era installata saldamente nel cervello. All'inizio diceva "è tutto uguale", poi, probabilmente sentendo che non era abbastanza prudente, aveva corretto in "più o meno la stessa cosa", e aveva continuato a usarla fino ad allora.
Era insegnante in un'università e al tempo stesso funzionario statale nel ministero. Non insegnava una materia per la quale servisse un titolo particolare, e così il suo stipendio non era né troppo alto né troppo basso. Ma erano mesi che lo stipendio non arrivava, e la situazione cominciava a farsi difficile.
Ogni giorno si alzava, sfogliava il giornale, e poi si lamentava: "È sempre la stessa storia! Corruzione, disordini, stipendi non pagati... più o meno la stessa cosa." Sua moglie lo ascoltava senza dire nulla, perché aveva imparato che rispondere serviva solo a provocare un'altra tirata di lamentele.
In realtà, l'espressione "più o meno la stessa cosa" era il suo scudo contro il mondo. Quando i colleghi si indignavano, lui scrollava le spalle: "Più o meno la stessa cosa." Quando gli studenti protestavano, lui faceva un gesto vago: "Più o meno la stessa cosa." Non che gli mancassero le opinioni; al contrario, ne aveva molte, e alcune piuttosto radicali. Ma le teneva per sé, perché esprimerle avrebbe significato agire, e agire avrebbe significato esporsi, e esporsi avrebbe significato rischiare. Fang Xuanchuo non amava i rischi.
La festa delle Barche del Drago si avvicinava, e sua moglie gli ricordò che servivano soldi per le spese della festa. "Più o meno la stessa cosa," disse lui meccanicamente, e poi si rese conto che questa volta la frase non funzionava, perché le spese della festa erano una cosa molto concreta.
"Bisogna comprare il riso glutinoso per gli zongzi (粽子), e anche il maiale, e il vino di riso, e i regali per i parenti..." disse la moglie con una calma che era più minacciosa di qualsiasi grido.
Fang Xuanchuo si sedette e rifletté. Lo stipendio non arrivava da tre mesi. Il governo diceva che non c'erano fondi. I funzionari dicevano che i soldi erano finiti. I colleghi dicevano che bisognava protestare. Ma Fang Xuanchuo sapeva che protestare non sarebbe servito a nulla, perché anche la protesta era "più o meno la stessa cosa".
Alla fine prese il cappello e uscì. Non sapeva dove andare, ma restare a casa con la moglie che lo fissava era peggio. Camminò per le strade, guardando le bancarelle che vendevano foglie di bambù e riso glutinoso per la festa. Tutti compravano, tutti preparavano. Solo lui non aveva nulla.
Si fermò davanti a un ufficio di prestiti. Guardò l'insegna, esitò, e poi passò oltre. "Più o meno la stessa cosa," mormorò, e tornò a casa a mani vuote.
Sapone (肥皂)
Quattro Ming (四铭), o Signor Si Ming come preferiva essere chiamato, tornò a casa quel pomeriggio con un'aria insolitamente compiaciuta. Sua moglie, la signora Si, lo notò subito: non era il tipo di marito che tornava a casa con espressioni allegre.
"Che succede?" chiese, più per curiosità che per affetto.
Si Ming non rispose immediatamente. Entrò in salotto, si sedette, si versò una tazza di tè, e solo allora, con aria solenne, tirò fuori dalla tasca un pacchetto avvolto in carta oleata. Lo posò sul tavolo.
"Cos'è?"
"Sapone," disse lui. "Sapone straniero. Lo vendono nel nuovo negozio di via Dong'an. Costa quaranta centesimi."
La signora Si guardò il pacchetto con sospetto. Nella sua esperienza, quando il marito comprava qualcosa di insolito, c'era sempre una ragione nascosta. E la ragione non era mai buona.
"A cosa ci serve sapone straniero? Quello che abbiamo va benissimo."
"Ma questo è diverso," disse Si Ming, e i suoi occhi brillarono con un'espressione che sua moglie non gli vedeva da anni. "Questo è profumato. Alla violetta."
La storia del sapone era in realtà cominciata quel mattino, quando Si Ming aveva visto per strada una giovane mendicante. Era sporca, certo, ma sotto quello strato di sporcizia si poteva intravedere una certa grazia. Accanto a lei c'era una vecchia cieca. La ragazza la guidava per mano, chiedendo l'elemosina.
Un passante si era fermato e aveva detto, forte abbastanza perché Si Ming sentisse: "Peccato. Basterebbe un buon pezzo di sapone per farla tornare bella."
Quelle parole si erano conficcate nella mente di Si Ming come un chiodo. Per tutto il giorno aveva pensato al sapone, alla ragazza, alla sporcizia e alla bellezza nascosta. E alla fine aveva comprato il sapone. Non per la mendicante, naturalmente. Per sua moglie. O almeno, così diceva a sé stesso.
Una piccola faccenda (一件小事)
Sono sei anni che vivo a Pechino, e le cosiddette "grandi faccende" che ho visto e sentito in tutto questo tempo sono parecchie; ma nella mia memoria nessuna di esse ha lasciato un'impronta. Se devo descrivere il loro effetto su di me, posso solo dire che hanno aumentato la mia misantropia di giorno in giorno.
Ma c'è una "piccola faccenda" che mi sta sempre davanti agli occhi, e che talvolta mi fa perfino vergognare di me stesso, spronandomi a migliorare.
Era l'inverno del sesto anno della Repubblica, e soffiava un vento del nord terribile. Poiché dovevo guadagnarmi da vivere, non potei fare a meno di uscire presto al mattino. Per strada non c'era quasi nessuno. Alla fine riuscii a trovare un risciò e gli dissi di portarmi al portone sud. Dopo un po' il vento si calmò, e la strada era stata spazzata pulita come uno specchio, restavano solo alcune tracce di cenere. Il conducente del risciò correva veloce. Proprio quando stavamo per arrivare al portone sud, all'improvviso il timone del risciò catturò qualcuno: era una vecchia con i capelli bianchi, vestita con un giubbotto di cotone che le cadeva sulle spalle. Si era messa lentamente ad attraversare la strada, e il conducente aveva già deviato, ma i vestiti svolazzanti della donna si erano impigliati nel timone del risciò. Per fortuna il conducente si era già fermato, altrimenti l'avrebbe trascinata e fatta cadere.
Lei rimase lì, ferma. Io pensai che non si fosse fatta nulla e che fosse solo un po' spaventata. Dissi: "Non c'è niente, vai avanti."
Ma il conducente non si mosse. Posò il timone, la prese delicatamente per un braccio e la accompagnò fino al lato della strada, chiedendole con premura:
"Si è fatta male?"
"Mi sono rotta una gamba."
Io pensai di non averla vista cadere, e dubitai della sua parola; pensai anche che fosse un'esagerazione e che volesse approfittare della situazione. Il conducente del risciò, al contrario, la sorresse e la accompagnò, passo dopo passo, fino alla stazione di polizia più vicina.
Lo guardai allontanarsi con quella vecchia, e mi sentii improvvisamente piccolo. Il suo cappotto di cotone consunto era coperto di polvere, e la sua schiena curva era incrostata di sporcizia. Eppure in quel momento mi sembrò alto, così alto che dovevo alzare lo sguardo per vederlo. E la sua immagine diventava sempre più grande, finché fui costretto a guardarla dal basso verso l'alto, come se da lui emanasse una luce che mi investiva.
Da allora ho sempre ripensato a quella scena. Spesso mi vergogno: del mio denaro gettato con indifferenza, delle mie parole dette con superiorità. Quella piccola faccenda mi perseguita e mi spinge a guardarmi dentro.
Domani (明天)
Nella città di Lu (鲁), nella borgata di Pinguang (平桥), il mantra non detto che univa tutte le anime era una sola parola: domani. La vedova Shan Si (单四嫂子) lo sapeva bene, perché tutta la sua vita era un'attesa del domani. Domani lo stipendio, domani il raccolto, domani il figlio starà meglio.
Il suo bambino, Bao'er (宝儿), era malato. Non gravemente, pensava lei -- un po' di febbre, un po' di tosse. "Domani starà meglio," si diceva. Ma il domani arrivava e il bambino non migliorava.
Portò Bao'er dal dottor He (何医生), che scrisse una ricetta con inchiostro nero su carta gialla. La ricetta conteneva parole che lei non capiva: radice di qualcosa, corteccia di qualcos'altro, due qian di questo e tre liang di quello. Comprò le medicine al negozio di erbe, le fece bollire come le avevano detto, e le fece bere al bambino. Il bambino fece una smorfia per l'amaro, ma bevve.
"Domani starà meglio," disse la vedova Shan Si ai vicini che venivano a chiedere notizie.
Ma il domani non portò il miglioramento sperato. Il bambino peggiorò. La febbre salì, la tosse si fece più profonda, e i piccoli occhi che una volta brillavano di curiosità si spensero come braci sotto la cenere.
"Bisogna chiamare un altro medico," disse la vicina Wang Jiu (王九嫂). La vedova Shan Si annuì e mandò a chiamare il dottor Chen (陈医生), che era più caro ma si diceva più bravo. Il dottor Chen arrivò, tastò il polso del bambino, scosse la testa e scrisse un'altra ricetta. Altre erbe, altre parole incomprensibili.
Quella notte il bambino pianse senza sosta. La vedova Shan Si lo tenne in braccio, cullandolo, cantandogli la stessa ninna nanna che sua madre aveva cantato a lei. Ma il pianto non cessava. Era un pianto debole, fioco, come il miagolio di un gattino.
All'alba il pianto si fermò. La vedova Shan Si guardò il figlio e vide che respirava appena. Lo chiamò per nome. Non rispose. Lo scosse delicatamente. Nessuna reazione. Allora gridò, e la sua voce ruppe il silenzio della borgata come una pietra lanciata in uno stagno.
I vicini accorsero. Qualcuno portò acqua, qualcuno chiamò un medico, qualcuno disse che bisognava bruciare carta moneta per gli spiriti. Ma non servì a nulla. Bao'er era morto.
Il funerale fu semplice: una piccola bara bianca, qualche pianto, qualche offerta di cibo. Il bonzo venne, recitò i sutra, e se ne andò. I vicini vennero, dissero parole di conforto, e se ne andarono.
Quella sera la vedova Shan Si sedette da sola nella sua stanza, guardando il posto vuoto dove il bambino dormiva. Non pianse. Le lacrime erano finite. Pensò al domani, ma per la prima volta non sapeva cosa aspettarsi. Il domani era sempre stato il luogo dove le cose sarebbero migliorate. Ora il domani era vuoto come la culla del suo bambino.
Fuori, la borgata era silenziosa. Solo il cane del vecchio Wang abbaiava alla luna.