Lu Xun Complete Works/it/Huagaiji
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Sotto il baldacchino (华盖集)
Lu Xun (鲁迅, Lǔ Xùn, 1881–1936)
Traduzione dal cinese all'italiano.
Dalle Opere complete di Lu Xun, vol. 3.
Nota introduttiva
-- 1925 --
Indice
- Cavillare sulle parole (咬文嚼字) (I-II)
- Letture obbligatorie per i giovani (青年必读书)
- Pensieri improvvisi (忽然想到) (I-IV)
- Corrispondenza (通讯)
- L'anima della polemica (论辩的魂灵)
- L'elogio del sacrificio (牺牲谟)
- Il guerriero e le mosche (战士和苍蝇)
- I tre insetti dell'estate (夏三虫)
- Pensieri improvvisi (忽然想到) (V-VI)
- Riflessioni varie (杂感)
- Lettera da Pechino (北京通信)
- Il maestro (导师)
- La Grande Muraglia (长城)
- Pensieri improvvisi (忽然想到) (VII-IX)
- Dopo aver "battuto contro il muro" ("碰壁"之后)
- Non è un discorso ozioso (并非闲话)
- Il mio "registro" e il mio "dipartimento" (我的"籍"和"系")
- Cavillare sulle parole (咬文嚼字) (III)
- Pensieri improvvisi (忽然想到) (X-XI)
- Riempitivi (补白)
- Risposta al signor KS (答KS君)
- Dopo aver "battuto contro il muro" -- seguito ("碰壁"之余)
- Non è un discorso ozioso (II) (并非闲话(二))
- "Leggere i classici" nell'anno quattordicesimo (十四年的"读经")
- Critica del Cuore del drago letterario (评心雕龙)
- Questo e quello (这个与那个)
- Non è un discorso ozioso (III) (并非闲话(三))
- Le mie impressioni su Beida (我观北大)
Premessa
Ci sono persone nate sotto una cattiva stella: tutto ciò che fanno finisce in sventura, e questa non riguarda solo loro stessi ma si estende anche a coloro che gli stanno vicino. Se fanno i funzionari, il loro ufficio brucia; se fanno i medici, i loro pazienti muoiono. A quanto pare il mio destino è proprio quello del "baldacchino" (华盖), che in teoria sarebbe una benedizione celeste -- un baldacchino di fiori sopra la testa -- ma per un comune mortale diventa una maledizione: tutto ciò che si tenta è destinato a incontrare ostacoli.
Questo volume raccoglie i saggi scritti nel 1925, un anno in cui ho "battuto contro il muro" ripetutamente. Ma battere contro il muro non è poi così male: almeno si sa che il muro c'è.
Cavillare sulle parole (咬文嚼字) -- I
Di recente ho sentito persone criticare articoli scritti nel vernacolare, asserendo che il linguaggio vernacolare "distrugge la bellezza della lingua cinese". Questo mi ha fatto venire in mente un'osservazione: quando si parla di "bellezza della lingua", di quale lingua si parla? Del cinese classico (文言) oppure del vernacolare (白话)?
Se la bellezza consiste nell'incomprensibilità, allora certamente il cinese classico è più "bello", giacché meno gente lo capisce. Ma se la bellezza consiste nella capacità di comunicare, il vernacolare è di gran lunga superiore. Per me la questione è semplice: la lingua serve a comunicare pensieri. Se non comunica, a che serve la sua "bellezza"?
Ma i difensori del cinese classico non la vedono così. Per loro, la lingua è un ornamento, come un fiore di giada nel cappello di un mandarino: più è incomprensibile, più è elegante. Questi signori mi ricordano i venditori di medicinali tradizionali che scrivono le ricette in un linguaggio talmente oscuro che nessuno riesce a decifrarle -- e se il paziente muore, la colpa è del destino, non del medico.
Letture obbligatorie per i giovani (青年必读书)
Quanto alle letture obbligatorie per i giovani, la mia risposta è semplice: non ne ho.
Ma poiché la domanda è stata posta, proverò a dire qualcosa. Da molte parti si sente dire che i giovani devono leggere di più i classici cinesi. Io sono di parere diverso. Credo che temporaneamente i giovani dovrebbero leggere meno libri cinesi, o addirittura non leggerli affatto, e leggere invece più libri stranieri.
Non dico questo perché disprezzi la cultura cinese. La rispetto profondamente. Ma se un giovane si immerge fin da subito nei classici cinesi, il risultato è quasi sempre che ne viene assorbito e non ne esce più. I classici cinesi insegnano a guardare indietro, non avanti; a conservare, non a creare; a obbedire, non a pensare. Il giovane che si riempie la testa di queste cose diventa vecchio prima del tempo.
I libri stranieri, al contrario, aprono finestre su mondi nuovi. Non sono necessariamente migliori dei nostri, ma sono diversi, e questa diversità è ciò di cui i giovani hanno bisogno. Quando avranno sviluppato un proprio modo di pensare, potranno tornare ai classici cinesi e leggerli con occhi critici, e allora ne trarranno davvero profitto.
Pensieri improvvisi (忽然想到) -- I
Dopo la rivoluzione, in Cina è cambiato molto poco. I mandarini si chiamano ora funzionari, i sudditi si chiamano cittadini, ma il rapporto tra chi comanda e chi obbedisce resta esattamente lo stesso. La cosa più sorprendente non è che il cambiamento sia così esiguo, ma che la gente si stupisca della sua esiguità. Si aspettavano forse che una rivoluzione trasformasse la natura umana? La natura umana è tenace come le erbacce: la si può tagliare, ma ricresce sempre.
Ho l'impressione che molti cinesi vivano non nel presente, ma in un tempo sospeso tra il passato e un futuro immaginario. Non sanno cosa fare del presente, perché il passato è morto e il futuro non è ancora arrivato. Così restano lì, in un limbo di aspettativa, lamentandosi che i tempi siano cattivi -- senza capire che i tempi sono sempre cattivi per chi non fa nulla.
Il guerriero e le mosche (战士和苍蝇)
Un guerriero è caduto. Le mosche gli ronzano attorno, ne studiano la ferita, ne leccano il sangue, e poi volano via soddisfatte, credendo di essere più grandi del guerriero caduto.
Ma il guerriero non è morto. Si rialza, scuote le mosche, e riprende il cammino. Le mosche ronzano di nuovo, ma il guerriero non le ascolta. Sa che il suo nemico non sono le mosche, ma ciò che sta di fronte a lui.
La gente guarda e vede le mosche, non il guerriero. Vede il sangue, non la ferita. Vede la caduta, non la ripresa. È sempre così: le mosche attirano più attenzione dei guerrieri, perché sono più numerose e fanno più rumore.
Ma alla fine i guerrieri vanno avanti, e le mosche restano dove sono: sulle ferite altrui, a cercare nutrimento dalla sofferenza degli altri.
La Grande Muraglia (长城)
La Grande Muraglia è ancora lì, magnifica e imponente. Ma a cosa serve oggi? Non protegge più da nessuno, perché gli invasori sono entrati da tempo e si sono mescolati a noi, e noi ci siamo mescolati a loro. Il muro è diventato un simbolo -- ma un simbolo di cosa? Di grandezza, dicono alcuni. Di chiusura, dico io.
La Grande Muraglia fu costruita per tenere fuori i barbari. Ma alla fine i barbari sono entrati lo stesso, e noi abbiamo scoperto che non erano poi così barbari, e loro hanno scoperto che noi non eravamo poi così civili. L'unica cosa che la Muraglia ha davvero ottenuto è stata di chiudere noi stessi dentro.
Ogni volta che sento qualcuno vantarsi della Grande Muraglia, mi viene da chiedere: se eravamo così grandi da costruire un simile muro, perché avevamo bisogno di costruirlo?