Lu Xun Complete Works/zh-it/Huagaiji
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Under the Canopy (华盖集)
Lu Xun (鲁迅, Lǔ Xùn, 1881–1936)
| 中文(原文) | Italiano |
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【鲁迅全集•第三卷】
华盖集
题记
——一九二五年——
咬文嚼字(一至二)
青年必读书
忽然想到(一至四)
通讯
论辩的魂灵
牺牲谟
战士和苍蝇
夏三虫
忽然想到(五至六)
杂感
北京通信
导师
长城
忽然想到(七至九)
“碰壁”之后
并非闲话
我的“籍”和“系”
咬文嚼字(三)
忽然想到(十至十一)
补白
答KS君
“碰壁”之余
并非闲话(二)
十四年的“读经”
评心雕龙
这个与那个
并非闲话(三)
我观北大
碎话
“公理”的把戏
这回是“多数”的把戏
后记
华盖集续编
小引
——一九二六年——
杂论管闲事·做学问·灰色等
有趣的消息
学界的三魂
古书与白话
一点比喻
不是信
我还不能“带住”
送灶日漫笔
谈皇帝
无花的蔷薇
无花的蔷薇之二
“死地”
可惨与可笑
记念刘和珍君
空谈
如此“讨赤”
无花的蔷薇之三
新的蔷薇
再来一次
为半农题记“何典”后,作
马上日记
马上支日记
马上日记之二
记“发薪”
记谈话
上海通信
华盖集续编的续编
厦门通信
厦门通信(二)
阿Q正传的成因
关于“三藏取经记”等
所谓“思想界先驱者”鲁迅启事
厦门通信(三)
海上通信
而已集
题辞
——一九二七年——
黄花节的杂感
略论中国人的脸
革命时代的文学
写在“劳动问题”之前
略谈香港
读书杂谈
通信
答有恒先生
辞“大义”
反“漫谈”
忧“天乳”
革“首领”
谈“激烈”
扣丝杂感
“公理”之所在
可恶罪
“意表之外”
新时代的放债法
魏晋风度及文章与药及酒之关系
小杂感
再谈香港
革命文学
“尘影”题辞
当陶元庆君的绘画展览时
卢梭和胃口
文学和出汗
文艺和革命
谈所谓“大内档案”
拟豫言
附录
大衍发微 【华盖集续编】
【小引】
【附录】
【大衍发微】
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Sotto il baldacchino (华盖集)Lu Xun (鲁迅, Lǔ Xùn, 1881–1936) Traduzione dal cinese all'italiano. Dalle Opere complete di Lu Xun, vol. 3. Nota introduttiva-- 1925 -- Indice
PremessaCi sono persone nate sotto una cattiva stella: tutto ciò che fanno finisce in sventura, e questa non riguarda solo loro stessi ma si estende anche a coloro che gli stanno vicino. Se fanno i funzionari, il loro ufficio brucia; se fanno i medici, i loro pazienti muoiono. A quanto pare il mio destino è proprio quello del "baldacchino" (华盖), che in teoria sarebbe una benedizione celeste -- un baldacchino di fiori sopra la testa -- ma per un comune mortale diventa una maledizione: tutto ciò che si tenta è destinato a incontrare ostacoli. Questo volume raccoglie i saggi scritti nel 1925, un anno in cui ho "battuto contro il muro" ripetutamente. Ma battere contro il muro non è poi così male: almeno si sa che il muro c'è. Cavillare sulle parole (咬文嚼字) -- IDi recente ho sentito persone criticare articoli scritti nel vernacolare, asserendo che il linguaggio vernacolare "distrugge la bellezza della lingua cinese". Questo mi ha fatto venire in mente un'osservazione: quando si parla di "bellezza della lingua", di quale lingua si parla? Del cinese classico (文言) oppure del vernacolare (白话)? Se la bellezza consiste nell'incomprensibilità, allora certamente il cinese classico è più "bello", giacché meno gente lo capisce. Ma se la bellezza consiste nella capacità di comunicare, il vernacolare è di gran lunga superiore. Per me la questione è semplice: la lingua serve a comunicare pensieri. Se non comunica, a che serve la sua "bellezza"? Ma i difensori del cinese classico non la vedono così. Per loro, la lingua è un ornamento, come un fiore di giada nel cappello di un mandarino: più è incomprensibile, più è elegante. Questi signori mi ricordano i venditori di medicinali tradizionali che scrivono le ricette in un linguaggio talmente oscuro che nessuno riesce a decifrarle -- e se il paziente muore, la colpa è del destino, non del medico. Letture obbligatorie per i giovani (青年必读书)Quanto alle letture obbligatorie per i giovani, la mia risposta è semplice: non ne ho. Ma poiché la domanda è stata posta, proverò a dire qualcosa. Da molte parti si sente dire che i giovani devono leggere di più i classici cinesi. Io sono di parere diverso. Credo che temporaneamente i giovani dovrebbero leggere meno libri cinesi, o addirittura non leggerli affatto, e leggere invece più libri stranieri. Non dico questo perché disprezzi la cultura cinese. La rispetto profondamente. Ma se un giovane si immerge fin da subito nei classici cinesi, il risultato è quasi sempre che ne viene assorbito e non ne esce più. I classici cinesi insegnano a guardare indietro, non avanti; a conservare, non a creare; a obbedire, non a pensare. Il giovane che si riempie la testa di queste cose diventa vecchio prima del tempo. I libri stranieri, al contrario, aprono finestre su mondi nuovi. Non sono necessariamente migliori dei nostri, ma sono diversi, e questa diversità è ciò di cui i giovani hanno bisogno. Quando avranno sviluppato un proprio modo di pensare, potranno tornare ai classici cinesi e leggerli con occhi critici, e allora ne trarranno davvero profitto. Pensieri improvvisi (忽然想到) -- IDopo la rivoluzione, in Cina è cambiato molto poco. I mandarini si chiamano ora funzionari, i sudditi si chiamano cittadini, ma il rapporto tra chi comanda e chi obbedisce resta esattamente lo stesso. La cosa più sorprendente non è che il cambiamento sia così esiguo, ma che la gente si stupisca della sua esiguità. Si aspettavano forse che una rivoluzione trasformasse la natura umana? La natura umana è tenace come le erbacce: la si può tagliare, ma ricresce sempre. Ho l'impressione che molti cinesi vivano non nel presente, ma in un tempo sospeso tra il passato e un futuro immaginario. Non sanno cosa fare del presente, perché il passato è morto e il futuro non è ancora arrivato. Così restano lì, in un limbo di aspettativa, lamentandosi che i tempi siano cattivi -- senza capire che i tempi sono sempre cattivi per chi non fa nulla. Il guerriero e le mosche (战士和苍蝇)Un guerriero è caduto. Le mosche gli ronzano attorno, ne studiano la ferita, ne leccano il sangue, e poi volano via soddisfatte, credendo di essere più grandi del guerriero caduto. Ma il guerriero non è morto. Si rialza, scuote le mosche, e riprende il cammino. Le mosche ronzano di nuovo, ma il guerriero non le ascolta. Sa che il suo nemico non sono le mosche, ma ciò che sta di fronte a lui. La gente guarda e vede le mosche, non il guerriero. Vede il sangue, non la ferita. Vede la caduta, non la ripresa. È sempre così: le mosche attirano più attenzione dei guerrieri, perché sono più numerose e fanno più rumore. Ma alla fine i guerrieri vanno avanti, e le mosche restano dove sono: sulle ferite altrui, a cercare nutrimento dalla sofferenza degli altri. La Grande Muraglia (长城)La Grande Muraglia è ancora lì, magnifica e imponente. Ma a cosa serve oggi? Non protegge più da nessuno, perché gli invasori sono entrati da tempo e si sono mescolati a noi, e noi ci siamo mescolati a loro. Il muro è diventato un simbolo -- ma un simbolo di cosa? Di grandezza, dicono alcuni. Di chiusura, dico io. La Grande Muraglia fu costruita per tenere fuori i barbari. Ma alla fine i barbari sono entrati lo stesso, e noi abbiamo scoperto che non erano poi così barbari, e loro hanno scoperto che noi non eravamo poi così civili. L'unica cosa che la Muraglia ha davvero ottenuto è stata di chiudere noi stessi dentro. Ogni volta che sento qualcuno vantarsi della Grande Muraglia, mi viene da chiedere: se eravamo così grandi da costruire un simile muro, perché avevamo bisogno di costruirlo? |