Lu Xun Complete Works/it/Zhufu
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Sacrificio di Capodanno (祝福)
Lu Xun (鲁迅, Lǔ Xùn, 1881–1936)
Traduzione dal cinese all'italiano.
Dalla raccolta Errante (彷徨), 1924.
La fine dell'anno secondo il vecchio calendario e, in fin dei conti, cio che piu somiglia a una vera fine d'anno. Non solo nei villaggi e nei borghi: persino nel cielo si percepisce l'atmosfera del Capodanno che si avvicina. Dalle pesanti nubi vespertine di un grigio piombo erompono di quando in quando bagliori, seguiti da sorde detonazioni: sono i petardi per congedare il Dio del Focolare. Quelli che si accendono piu vicino sono ancora piu fragorosi; il frastuono assordante non si e ancora spento che l'aria e gia impregnata del tenue aroma della polvere da sparo. Fu precisamente in quella notte che tornai al mio paese natale, il borgo di Luzhen (鲁镇). Benche lo chiamassi la mia terra, non avevo piu una casa, sicche non mi rimase che alloggiare provvisoriamente nella residenza del Quarto Signor Lu. Era del mio clan, di una generazione piu anziano, e dovevo chiamarlo "Quarto Zio": un vecchio licenziato imperiale dedito alla filosofia neoconfuciana. Non era cambiato granche rispetto a prima, era solo un po' invecchiato, e non portava ancora la barba. All'incontro scambiammo le consuete cortesie; dopo aver osservato che ero "ingrassato", si lancio in invettive contro il Partito Riformista. Ma sapevo che le sue parole non erano dirette a me: continuava a inveire contro Kang Youwei (康有为). Tuttavia la conversazione era inevitabilmente destinata a naufragare, e poco dopo mi ritrovai solo nello studio.
Il giorno seguente mi alzai molto tardi e, dopo pranzo, uscii a visitare alcuni parenti e amici; il terzo giorno feci lo stesso. Nessuno era cambiato granche, erano solo un po' invecchiati; ma in ogni casa regnava il fermento: tutti preparavano il "Sacrificio della Benedizione". Era la grande cerimonia di fine anno a Luzhen, una devota e solenne liturgia per accogliere il Dio della Fortuna e implorare buona sorte per l'anno venturo. Si ammazzavano polli, si sgolavano oche, si comprava carne di maiale e la si lavava con cura; le braccia delle donne arrossivano per l'acqua, e alcune portavano ancora braccialetti d'argento intrecciato. Una volta cotti, vi si infilavano bastoncini alla rinfusa: quelli si chiamavano "offerte della Benedizione". Si disponevano al quinto turno di guardia, si accendevano bastoncini d'incenso e candele, e si invitavano rispettosamente gli dei della Fortuna a gustarli. Solo agli uomini era permesso prosternarsi, e dopo il culto si sparavano petardi, naturalmente. Ogni anno cosi, in ogni casa cosi -- purche ci si potessero permettere le offerte e i petardi -- e quest'anno, naturalmente, anche. Il cielo si oscurava sempre piu; nel pomeriggio comincio a nevicare, fiocchi grandi come fiori di pruno che turbinavano per tutto il firmamento, misti al fumo e al trambusto, gettando Luzhen nel caos. Al mio ritorno nello studio del Quarto Zio, le tegole erano gia bianche di neve e la stanza appariva piu luminosa; si distingueva chiaramente sulla parete il grande carattere "Longevita" (寿) in calcografia rossa, scritto dal patriarca Chen Tuan (陈抟); uno dei rotoli del distico si era staccato e giaceva arrotolato sul tavolo lungo; l'altro pendeva ancora: "Comprendere a fondo i principi, mantenere sereno e pacato lo spirito." Svogliato, mi avvicinai alla scrivania accanto alla finestra e diedi un'occhiata: trovai solo un Dizionario Kangxi apparentemente incompleto, un volume del Jinsilu Jizhu e un Sishu Chen. In ogni caso, l'indomani me ne sarei andato senza fallo.
Per giunta, al ricordo dell'incontro del giorno prima con la cognata Xianglin (祥林嫂), non riuscivo a stare tranquillo. Era stato nel pomeriggio: dopo aver visitato un amico nella parte orientale del borgo, uscendo l'avevo incontrata in riva al fiume; dalla direzione dei suoi occhi fissi capii che veniva dritta verso di me. Fra tutte le persone viste in questa visita, era lei a mostrare il cambiamento piu grande: i capelli brizzolati di cinque anni prima erano ora del tutto bianchi, impossibili per una donna sui quaranta; il viso emaciato, giallastro tendente al nero, cancellata ogni traccia dell'antica tristezza, come scolpito nel legno; solo l'occasionale roteare delle pupille indicava che era un essere vivente. In una mano reggeva un cesto di bambu con dentro una ciotola crepata, vuota; nell'altra un bastone di bambu piu alto di lei, scheggiato in basso: era diventata evidentemente una mendicante.
Mi fermai, aspettandomi che chiedesse l'elemosina.
"Sei tornato?" fu la prima cosa che disse.
"Si."
"Bene. Tu sei istruito, hai viaggiato e sai molte cose. C'e qualcosa che vorrei chiederti." I suoi occhi spenti si illuminarono all'improvviso.
Non mi aspettavo affatto che dicesse una cosa simile. Rimasi attonito.
"Ecco..." si avvicino di due passi, abbasso la voce e disse con aria confidenziale, come se rivelasse un gran segreto: "Dopo che una persona muore, esiste davvero l'anima oppure no?"
Mi sentii raggelare. I suoi occhi mi trafiggevano, e sentii come spilli nella schiena, piu nervoso di uno studente sorpreso da un esame imprevisto col professore accanto. Sull'esistenza dell'anima non avevo mai riflettuto; ma in quel momento, che cosa risponderle? Nella brevissima esitazione pensai: la gente di qui crede negli spiriti, senza dubbio, ma lei... dubitava, o piuttosto sperava: sperava che esistesse, e anche che non esistesse... Perche accrescere l'afflizione di chi e al termine del cammino? Meglio dire di si.
"Forse esiste... credo di si," dissi infine, esitante.
"Allora esiste anche l'inferno?"
"Ah! L'inferno?" sobbalzai e balbettai: "L'inferno?... In teoria, dovrebbe esistere anche... Ma non necessariamente... Chi si occupa di queste cose?"
"Allora i familiari morti possono tutti rivedersi?"
"Ahime, rivedersi o no?..." A quel punto sapevo ormai di essere un completo stolto, e nessuna esitazione, nessun calcolo poteva reggere tre domande. Mi feci subito pusillanime e volli ritrattare tutto: "Cioe... in realta, non so dirlo con certezza... Se l'anima esista o no, in verita, non saprei."
Approfittando del fatto che lei non incalzava piu, allungai il passo e me ne andai, fuggendo in fretta verso la casa del Quarto Zio, il cuore inquieto. Pensai: la mia risposta rischia di essere pericolosa per lei. Probabilmente, nel momento in cui gli altri celebrano il Sacrificio, sente la propria solitudine, ma non sara che cela qualche altro significato? O forse ha un presentimento? Se avesse un altro significato, e ne derivassero altre conseguenze, la mia risposta dovrebbe effettivamente assumersi una parte di responsabilita... Ma poi risi di me stesso: un fatto casuale non ha significato profondo, e io pretendo di analizzarlo meticolosamente; non c'e da stupirsi che i pedagogisti dicano che sono nevrastenico. E poi ho detto chiaramente "non saprei," rovesciando cosi l'intera premessa della mia risposta: anche se succedesse qualcosa, non mi riguarderebbe affatto.
"Non saprei" e una frase di straordinaria utilita. I giovani coraggiosi e inesperti osano spesso risolvere i dubbi altrui, scegliere il medico, e se il risultato e sfavorevole, finiscono per attirare il risentimento; ma usando il "non saprei" come conclusione, tutto fila liscio. In quel momento sentii ancor piu la necessita di quella frase; persino parlando con una mendicante, era assolutamente indispensabile.
Ma continuai a sentirmi inquieto; passata la notte, il ricordo tornava di continuo, come un presentimento sinistro; nel cielo nevoso e cupo, nel noioso studio, l'inquietudine si faceva piu forte. Meglio andarsene, l'indomani in citta. Le pinne di squalo stufate del ristorante Fuxinglou, un yuan il piatto grande, buone e a buon prezzo; chissa se il prezzo sara aumentato? Gli amici di un tempo, benche dispersi come nuvole, le pinne di squalo non si possono non mangiare, anche da solo... In ogni caso, l'indomani me ne sarei andato senza fallo.
Poiche mi succedeva spesso che cio che speravo non avvenisse e che cio che ritenevo improbabile puntualmente avvenisse, temevo che anche stavolta andasse allo stesso modo. Difatti, la situazione prese una piega particolare. Verso sera sentii alcune persone riunite nella stanza interna, come se discutessero di qualcosa, ma dopo poco le voci cessarono; rimase solo il Quarto Zio, che camminava e ad alta voce diceva:
"Ne troppo presto ne troppo tardi, proprio in questo momento! Ecco la prova che e una stirpe maledetta!"
Da principio rimasi sorpreso, poi molto inquieto, sentendo che quelle parole mi riguardavano. Guardai fuori dalla porta: non c'era nessuno. A fatica, aspettai fino a prima di cena che il loro bracciante venisse a servire il te, e finalmente ebbi l'occasione di informarmi.
"Poco fa, il Quarto Signore con chi ce l'aveva?" chiesi.
"Con chi altro se non con la cognata Xianglin?" rispose il bracciante, sbrigativo.
"La cognata Xianglin? Che e successo?" domandai subito.
"Se n'e andata."
"Morta?" Il cuore mi si strinse d'un colpo, quasi sobbalzai, e credo che anche il mio volto cambio colore. Ma lui non alzo mai lo sguardo, cosi non se ne accorse. Mi ricomposi e proseguii: "Quand'e morta?"
"Quando? Stanotte, o forse stamattina. Non saprei."
"Com'e morta?"
"Com'e morta? Di poverta, naturalmente," rispose con indifferenza, senza neppure alzare la testa verso di me, e usci.
Il mio spavento, pero, fu solo momentaneo. Subito dopo sentii che cio che doveva accadere era accaduto, e non avevo bisogno ne del mio "non saprei" ne della sua diagnosi di "poverta" per consolarmi; il cuore si alleggeriva a poco a poco; solo di tanto in tanto, mi pareva di avvertire un certo rimorso. A cena il Quarto Zio sedeva solenne al suo posto. Avrei voluto chiedere qualcosa sulla cognata Xianglin, ma sapevo che, pur avendo letto "gli spiriti sono la buona facolta delle due forze," aveva ancora moltissimi tabu, e nei pressi del Sacrificio era assolutamente vietato menzionare morte, malattia e simili; in caso di necessita, si sarebbero dovuti usare eufemismi sostitutivi, ma purtroppo non li conoscevo, sicche piu volte volli chiedere ma alla fine desistetti. Dalla sua espressione solenne sospettai persino che mi ritenesse una stirpe maledetta per essere venuto a disturbarlo proprio in quel momento, e gli comunicai immediatamente che l'indomani sarei partito da Luzhen per la citta, per tranquillizzarlo. Neppure lui insistette perche restassi. Cosi consumai un pasto in un'atmosfera opprimente.
L'inverno ha giornate brevi, e con la neve la notte aveva gia avvolto tutto il borgo. Tutti si affaccendavano sotto le lampade, ma fuori dalla finestra regnava un gran silenzio. I fiocchi di neve cadevano sulla spessa coltre gia accumulata, e pareva di udire un fruscio che rendeva ancor piu profondo il silenzio. Seduto solo sotto la lampada a olio di colza dalla luce gialla, pensai: questa cognata Xianglin, priva di qualsiasi interesse, gettata dalla gente nel mucchio della spazzatura come un vecchio giocattolo di cui ci si era stancati -- un tempo il suo corpo giaceva nella polvere, e agli occhi di chi vive piacevolmente doveva apparire strano che lei pretendesse ancora di esistere; ora finalmente l'Impermanenza l'ha spazzata via tutta quanta. Se l'anima esista o no, non lo so; ma in questo mondo, che chi non sa vivere non viva, e che chi si annoia di vederla non la veda piu, per gli uni e per gli altri, non e poi cosi male. Ascoltando in silenzio il fruscio della neve che pareva crepitare fuori dalla finestra, i miei pensieri mi portarono gradualmente verso un senso di sollievo.
Ma i frammenti della sua mezza vita che avevo visto e sentito si composero finalmente in un quadro unico.
Non era di Luzhen. Un inverno, quando il Quarto Zio aveva bisogno di cambiare la serva, la mediatrice, la vecchia Wei, la condusse dentro: capelli legati con un nastro bianco, gonna nera, giacchetta blu, corpetto bianco pallido, eta sui ventisei-ventisette anni, carnagione giallognola ma ancora con le guance rosse. La vecchia Wei la chiamo cognata Xianglin, disse che era vicina di casa della famiglia della madre, e che essendo morto il capofamiglia, era uscita a lavorare. Il Quarto Zio aggrotto le sopracciglia, la Quarta Zia ne comprese il senso: non gradiva che fosse vedova. Ma vedendo che era di bell'aspetto, robusta di mani e piedi, con gli occhi bassi e senza aprir bocca, pareva una donna docile e resistente alla fatica, e la tenne, nonostante il cipiglio del Quarto Zio. Durante il periodo di prova, lavorava tutto il giorno, come se stare in ozio la annoiasse, e aveva la forza di un uomo; il terzo giorno fu assunta stabilmente, con uno stipendio di cinquecento monete al mese.
Tutti la chiamavano cognata Xianglin; nessuno le chiese il cognome, ma essendo la mediatrice di Weijiashan e dicendo che era vicina, probabilmente si chiamava Wei anche lei. Non era loquace; rispondeva solo se interrogata, e con poche parole. Solo dopo una decina di giorni si venne a sapere gradualmente che aveva in casa una suocera severa; un cognato piu piccolo, poco piu di dieci anni, capace di tagliare la legna; e che in primavera aveva perso il marito, anche lui taglialegna, piu giovane di lei di dieci anni: questo era tutto cio che si sapeva.
I giorni passarono in fretta, ma il suo lavoro non diminui mai; non era esigente col cibo, e non risparmiava le forze. Tutti dicevano che la serva assunta dal Quarto Signor Lu era davvero piu laboriosa di un uomo diligente. A fine anno, quando si spolverava, si lavava il pavimento, si ammazzavano polli e oche, si cucinavano le offerte per tutta la notte, faceva tutto da sola, senza bisogno di braccianti aggiuntivi. Eppure sembrava soddisfatta; agli angoli della bocca cominciava a comparire un'ombra di sorriso, e il viso si era fatto piu pieno e chiaro.
Appena passato il Capodanno, tornando dal fiume dove aveva sciacquato il riso, impallidi improvvisamente: disse di aver visto, da lontano, un uomo sulla riva opposta che andava avanti e indietro, e le sembrava un cugino del marito, che forse era venuto a cercarla. La Quarta Zia, allarmata, volle saperne di piu, ma lei non aggiunse altro. Il Quarto Zio, non appena lo seppe, aggrotto le sopracciglia e disse:
"Non va bene. Temo che sia scappata di casa."
Era davvero fuggita, e di li a poco questa ipotesi fu confermata.
Passarono una decina di giorni, e quando tutti stavano gia dimenticando la faccenda, la vecchia Wei porto all'improvviso una donna di poco piu di trent'anni, dicendo che era la suocera della cognata Xianglin. La donna, pur avendo l'aspetto di una montanara, si comportava con disinvoltura e parlava con abilita; dopo i convenevoli, chiese scusa e disse che era venuta apposta per riportare a casa la nuora, perche con la primavera c'era molto da fare e in casa c'erano solo vecchi e piccoli, mancavano le braccia.
"Se e la suocera a volerla indietro, che c'e da dire?" disse il Quarto Zio.
Si fecero i conti dello stipendio: in tutto millesettecento cinquanta monete, tutte depositate in casa dei padroni, senza averne speso una sola, e furono consegnate alla suocera. La donna prese anche i vestiti, ringrazio e usci. Era gia mezzogiorno.
"Oh, e il riso? La cognata Xianglin non era andata a sciacquarlo?..." Dopo un bel po', la Quarta Zia se ne accorse con un grido. Doveva avere un po' di fame e si era ricordata del pranzo.
Tutti cercarono il setaccio da riso. Prima in cucina, poi nella sala, poi in camera: nessuna traccia del setaccio. Il Quarto Zio usci di casa e non lo vide neppure; solo in riva al fiume lo trovo, posato piano sul bordo, e accanto c'era un cespo di verdura.
Chi aveva visto riferi che al mattino era attraccata una barca col baldacchino bianco, col telo tutto chiuso, e non si sapeva chi ci fosse dentro, ma nessuno ci aveva fatto caso. Quando la cognata Xianglin usci a sciacquare il riso, appena si fu inginocchiata, dalla barca saltarono fuori due uomini, parevano montanari; uno la afferro, l'altro lo aiuto, e la trascinarono nella barca. La cognata Xianglin grido ancora qualche volta, poi non si udi piu alcun suono, probabilmente le avevano tappato la bocca. Poi salirono a bordo due donne: una sconosciuta, l'altra era la vecchia Wei. Sbirciando nella cabina, non si vedeva bene; pareva legata e distesa sulle tavole.
"Infame! Pero..." disse il Quarto Zio.
Quel giorno la Quarta Zia cucino da sola il pranzo; il loro figlio Aniu (阿牛) attizzava il fuoco.
Dopo pranzo la vecchia Wei torno.
"Infame!" disse il Quarto Zio.
"Che intendi? Non ti vergogni di ripresentarti da noi?" La Quarta Zia, che lavava i piatti, appena la vide parlo con collera: "Tu stessa l'hai raccomandata, poi hai complottato per rapirlela; e stato un putiferio, e che figura ci fai fare? Pensi di prenderti gioco di noi?"
"Oh, oh, sono stata ingannata anch'io! Sono venuta apposta per spiegarvi. Lei mi ha chiesto di trovarle un posto, come potevo immaginare che lo facesse alle spalle della suocera? Chiedo scusa, Quarto Signore, Quarta Signora. Sono vecchia e distratta, imperdonabile. Per fortuna i padroni sono sempre stati magnanimi e non se la prendono coi piccoli. Questa volta ve ne raccomandero una brava, per farmi perdonare..."
"Pero..." disse il Quarto Zio.
E cosi la faccenda della cognata Xianglin si chiuse, e presto fu dimenticata.
Solo la Quarta Zia, poiche le serve assunte in seguito erano per lo piu pigre o golose, o golose e pigre insieme, mai soddisfacenti, ogni tanto menzionava la cognata Xianglin. Ogni volta mormorava tra se: "Chissa come sta adesso?" nella speranza che tornasse. Ma col secondo Capodanno anche lei smise di sperare.
Verso la fine del Capodanno, la vecchia Wei venne a fare gli auguri, gia mezza ubriaca, e disse che era tornata dai parenti a Weijiashan, dove si era trattenuta qualche giorno, perche era venuta in ritardo. Parlando, il discorso cadde naturalmente sulla cognata Xianglin.
"Lei?" disse la vecchia Wei tutta contenta. "Adesso le e andata bene. La suocera, quando la riprese, aveva gia promesso la mano a He Laoliu (贺老六) di Hejia'ao, e pochi giorni dopo il ritorno la misero nella portantina nuziale e la mandarono via."
"Ah, che suocera!" esclamo la Quarta Zia, stupefatta.
"Oh, mia signora! Voi parlate davvero da gran dama. Noi gente di montagna, famiglie modeste, non e niente di strano. Aveva un cognato piccolo, che doveva prendere moglie pure lui. Se non la dava in sposa, dove trovava i soldi per la dote? La suocera era una donna sveglia e calcolatrice, percio la fece sposare in montagna. Se l'avesse data a uno del villaggio, la dote sarebbe stata poca; solo le donne disposte a entrare in quelle gole remote sono poche, percio ottenne ottantamila monete. Il secondo figlio si e preso la moglie con cinquantamila di dote, e tolte le spese del matrimonio, restarono piu di diecimila. Ah, guardate che bel calcolo!..."
"E la cognata Xianglin acconsenti?..."
"Che acconsenti e acconsenti. Disordini ne fa sempre qualcuna; basta legarla con una corda, ficcarla nella portantina, portarla dal marito, metterle il copricapo nuziale, fare le riverenze, chiudere la porta della camera, e la faccenda e finita. Ma la cognata Xianglin fu davvero fuori del comune; tutti dissero che forse perche aveva servito in una casa di letterati, era diversa dalle altre. Signora, noi ne abbiamo viste tante: le vedove date in seconde nozze, alcune piangono e gridano, altre minacciano di ammazzarsi, altre fanno tanto chiasso dal marito che non riescono a fare le riverenze, e ci sono quelle che rompono persino le candele nuziali. Ma la cognata Xianglin fu straordinaria: dicono che lungo tutta la strada non fece che ululare e maledire; arrivata a Hejia'ao, la voce era gia tutta rauca. Tirata fuori dalla portantina, due uomini e il cognato la tennero stretta ma non riuscivano a farle fare le riverenze. In un momento di disattenzione, appena la lasciarono -- ah, Amitabha! -- lei sbatte la testa contro lo spigolo dell'altare dell'incenso, si fece un buco grande nella fronte, il sangue colava a fiotti; con due manciate di cenere d'incenso e due pezze rosse non riuscivano a fermarlo. Alla fine, con mille mani, la chiusero insieme al marito nella camera nuziale, e ancora malediceva. Oh, davvero..." Scrollo il capo, abbasso gli occhi e non parlo piu.
"E poi?" chiese la Quarta Zia.
"Dicono che il giorno dopo non si alzo neppure," disse alzando lo sguardo.
"E poi?"
"Poi? Si alzo. A fine anno partori un figlio, maschio, che al Capodanno aveva gia due anni. Mentre ero dai miei, qualcuno ando a Hejia'ao e al ritorno disse di averli visti, madre e figlio: la madre era grassa, il figlio pure; sopra non c'era suocera; il marito era forte e lavoratore; la casa era di proprieta. Oh, le e andata proprio bene."
Da allora la Quarta Zia non menziono piu la cognata Xianglin.
Ma un autunno, forse due Capodanni dopo la notizia della sua fortuna, ecco che lei era di nuovo in piedi davanti alla sala del Quarto Zio. Sul tavolo c'era un cesto rotondo a forma di castagna d'acqua, sotto la tettoia un piccolo fagotto. Portava ancora il nastro bianco nei capelli, la gonna nera, la giacchetta blu, il corpetto bianco pallido, il viso giallognolo, solo che le guance avevano perso il colore, gli occhi bassi con tracce di lacrime agli angoli, lo sguardo spento. E ancora con la vecchia Wei, che con aria compassionevole chiacchierava con la Quarta Zia:
"...Questo si chiama proprio 'il cielo ha tempeste impreviste': suo marito era un uomo robusto, chi avrebbe pensato che giovane com'era sarebbe morto di tifo? Era gia guarito, ma mangiate una ciotola di riso freddo, ricadde. Per fortuna c'era il figlio; lei sa lavorare: tagliare legna, raccogliere te, allevare bachi da seta, tutto sa fare. Avrebbe potuto tirare avanti. Ma chi se lo sarebbe immaginato che anche il bambino sarebbe stato preso da un lupo? Mancava poco alla fine della primavera, e nel villaggio arrivarono i lupi. Chi l'avrebbe detto? Ormai le resta soltanto se stessa. Il cognato grande venne a prendere la casa e la caccio. Non aveva dove andare, e non le rimase che venire a chiedere ai vecchi padroni. Per fortuna ora non ha piu legami, e in casa della signora serve proprio un cambio, percio l'ho portata. Penso che una che conosce gia la strada valga piu di una nuova..."
"Che sciocca sono stata, davvero," disse la cognata Xianglin, alzando i suoi occhi senza luce, e prosegui: "Sapevo solo che d'inverno le bestie in montagna non trovano da mangiare e scendono al villaggio; non sapevo che potesse succedere anche in primavera. La mattina presto aprii la porta, misi una cesta di fave e dissi al nostro Amao di sedersi sulla soglia a sgusciare le fave. E un bambino ubbidiente, fa tutto quello che gli dico; usci. Io intanto spaccavo legna dietro casa, sciacquavo il riso, misi il riso a cuocere e volevo cuocere le fave. Chiamai: Amao! Non rispose. Uscii a guardare: le fave sparse per terra, e il nostro Amao non c'era. Lui non va a giocare a casa d'altri; chiesi in giro, nessuno. Mi agitai, mandai gente a cercarlo. Solo nel tardo pomeriggio, cercando e cercando fin nelle gole di montagna, su uno spineto trovarono appesa una sua scarpina. Tutti dissero: e andata male, temo che l'abbia preso il lupo. Piu avanti, lo trovarono disteso nell'erba: le viscere erano state tutte divorate, ma nella manina stringeva ancora il cestino..." Si mise a singhiozzare, incapace di finire la frase.
La Quarta Zia dapprima esito, ma udita tutta la storia, le si arrossarono gli occhi. Ci penso un momento, poi le disse di portare il cesto e il fagotto nella stanza della servitu. La vecchia Wei tiro un sospiro di sollievo come se le avessero tolto un gran peso dalle spalle; la cognata Xianglin aveva l'aria un po' piu distesa di quando era arrivata e, senza bisogno di indicazioni, sistemo il fagotto con esperienza. Da allora torno a fare la serva a Luzhen.
Tutti continuavano a chiamarla cognata Xianglin.
Questa volta pero la sua condizione era molto cambiata. Dopo due o tre giorni di lavoro, i padroni sentirono che le mani e i piedi non erano piu agili come prima, la memoria era molto peggiorata, e su quel viso da morta non appariva mai un sorriso; la Quarta Zia cominciava a mostrarsi scontenta. Il Quarto Zio, quando era arrivata, aveva aggrottato le sopracciglia come al solito, ma data la difficolta di trovare serve, non si era opposto troppo; aveva solo ammonito segretamente la Quarta Zia dicendo che gente cosi, benche sembri pietosa, corrompe i costumi; per aiutare va bene, ma al momento dei sacrifici non deve toccare nulla; tutti i piatti dovranno prepararli da sola la Quarta Zia, altrimenti, non essendo pura, gli antenati non mangeranno.
La cosa piu importante nella casa del Quarto Zio erano i sacrifici, e prima la cognata Xianglin era piu occupata proprio in quelle occasioni; questa volta rimase in ozio. Il tavolo fu posto al centro della sala e ricoperto col drappo; lei ricordava come al solito di disporre le coppe e i bastoncini.
"Cognata Xianglin, lascia stare! Faccio io," disse in fretta la Quarta Zia.
Lei si ritiro mortificata. Ando a prendere i candelieri.
"Cognata Xianglin, lascia stare! Li prendo io," disse di nuovo la Quarta Zia, in fretta.
Giro in tondo piu volte, senza trovare nulla da fare, e se ne ando perplessa. L'unica cosa che poteva fare quel giorno era sedere accanto al forno ad attizzare il fuoco.
La gente del borgo continuava a chiamarla cognata Xianglin, ma il tono era molto diverso da prima; le parlavano ancora, ma con un sorriso freddo. Lei non faceva caso a niente di tutto cio; con gli occhi fissi, raccontava a tutti la storia che non dimenticava ne di giorno ne di notte:
"Che sciocca sono stata, davvero," diceva. "Sapevo solo che d'inverno le bestie nei monti non trovano da mangiare e scendono al villaggio; non sapevo che potesse succedere anche in primavera..."
La storia era abbastanza efficace: gli uomini, arrivati a quel punto, ritiravano il sorriso e se ne andavano a disagio; le donne, invece, non solo le perdonavano ma il loro viso mutava dall'espressione sprezzante in una compassionevole, e versavano molte lacrime. Alcune vecchie che non l'avevano sentita in strada venivano apposta per ascoltare la sua storia pietosa. Quando lei arrivava al singhiozzo, anche loro facevano cadere le lacrime ferme agli angoli degli occhi, sospiravano, si sentivano soddisfatte e se ne andavano, commentando tra loro.
Ma ben presto tutti l'avevano sentita tante di quelle volte che anche le vecchie piu compassionevoli che recitavano il sutra non avevano piu una traccia di lacrime negli occhi. Alla fine quasi tutto il borgo sapeva a memoria le sue parole, e al solo sentirle provava un fastidio da far venire il mal di testa.
"Che sciocca sono stata, davvero," cominciava.
"Gia, tu sapevi solo che d'inverno le bestie nei monti non trovano da mangiare e scendono al villaggio," la interrompevano subito, e se ne andavano.
Lei restava a bocca aperta, attonita, con gli occhi fissi a guardarli, poi anche lei se ne andava, sentendosi fuori posto. Ma insisteva ancora, sperando di introdurre la storia di Amao attraverso altri pretesti: il cestino, le fave, i bambini altrui. Se vedeva un bambino di due o tre anni, diceva:
"Ah, il nostro Amao, se fosse ancora qui, sarebbe grande cosi..."
Il bambino, vedendo il suo sguardo, si spaventava e tirava la gonna della madre perche se ne andassero. E cosi restava di nuovo sola, e alla fine anche lei se ne andava sconsolata. Poi tutti impararono il suo modo di fare, e appena c'era un bambino nelle vicinanze, le chiedevano con un mezzo sorriso:
"Cognata Xianglin, il vostro Amao, se fosse ancora qui, non sarebbe grande cosi?"
Lei forse non sapeva che la sua sofferenza, dopo essere stata masticata e assaporata dalla gente per tanti giorni, era ormai diventata feccia buona solo per il fastidio e il disprezzo; ma dai sorrisi altrui intuiva qualcosa di freddo e tagliente, e capiva di non aver piu bisogno di aprire bocca. Si limitava a guardarli di sfuggita, senza rispondere una parola.
A Luzhen si celebrava sempre il Capodanno: dopo il venti dell'ultimo mese lunare l'attivita impazzava. In casa del Quarto Zio bisognava anche assumere braccianti, e nonostante tutto non bastavano; chiamarono anche la signora Liu (柳妈) come aiutante. Si ammazzavano polli e oche; ma la signora Liu era una devota, vegetariana, e non uccideva esseri viventi; accettava solo di lavare le stoviglie. La cognata Xianglin, oltre ad attizzare il fuoco, non aveva altro da fare; stava seduta a guardare la signora Liu lavare le stoviglie. Una leggera neve cominciava a cadere.
"Ah, che sciocca sono stata," disse la cognata Xianglin guardando il cielo e sospirando, come parlando tra se.
"Cognata Xianglin, ci risiamo!" disse la signora Liu, guardandola in faccia con impazienza. "Dimmi: la cicatrice sulla fronte, non te la sei fatta battendo la testa?"
"Mmh," rispose vagamente.
"Senti, allora com'e che alla fine hai ceduto?"
"Io?..."
"Tu, si. Penso che in fondo tu stessa l'abbia voluto, altrimenti..."
"Ah, tu non sai quanta forza aveva!"
"Non ci credo. Non credo che con tutta la tua forza non gli resistessi. Alla fine devi aver ceduto di tua volonta, e poi dici che era piu forte."
"Ah... prova un po' tu." Rise.
Anche il viso rugoso della signora Liu rise, facendolo raggrinzire come una noce; i suoi occhietti secchi guardarono la cicatrice sulla fronte della cognata Xianglin e si piantarono nei suoi occhi. La cognata Xianglin parve a disagio, smise subito di ridere, distolse lo sguardo e torno a guardare la neve.
"Cognata Xianglin, davvero non ti conviene," disse la signora Liu con aria misteriosa. "Un altro po' di resistenza, o magari sbattere la testa fino a morire, sarebbe stato meglio. Adesso: hai vissuto col tuo secondo marito meno di due anni, e ti sei guadagnata un gran peccato. Pensa: quando andrai agli inferi, i due mariti morti si disputeranno, e a chi andrai? Il Re degli Inferi non potra che segarti in due e dividerti fra loro. Ci penso, e davvero..."
Sul viso di lei si dipinse il terrore: una cosa che nel villaggio di montagna non aveva mai saputo.
"Io penso che faresti bene a riscattarti per tempo. Vai al Tempio del Dio della Terra e dona una soglia, che fara le veci tue: calpestata da mille persone, scavalcata da diecimila, redimera i peccati di questa vita, e dopo morta non dovrai soffrire."
Per il momento non rispose nulla, ma doveva essere angosciatissima, perche il mattino dopo, alzandosi, aveva due grandi occhiaie nere. Dopo colazione ando al Tempio del Dio della Terra nella parte occidentale del borgo a chiedere di donare una soglia. Il custode dapprima rifiuto ostinatamente, finche lei, disperata fino alle lacrime, acconsentirono a fatica. Il prezzo era dodicimila monete grosse.
Ormai non parlava piu con nessuno, perche la storia di Amao era da tempo respinta da tutti; ma da quando aveva parlato con la signora Liu, la notizia si era diffusa, e molti avevano scoperto un nuovo interesse per lei e tornavano a provocarla. Quanto al tema, naturalmente era cambiato: si concentravano sulla cicatrice in fronte.
"Cognata Xianglin, ti chiedo: allora com'e che alla fine hai ceduto?" diceva uno.
"Peccato, sbattere la testa per niente," commentava un altro guardandole la cicatrice.
Lei probabilmente dai sorrisi e dal tono capiva che la prendevano in giro, percio stava sempre con gli occhi fissi, senza dire una parola, e poi smise anche di voltare la testa. A labbra serrate, con quella cicatrice in fronte che tutti consideravano un marchio di vergogna, correva per le strade in silenzio, spazzava, lavava le verdure, sciacquava il riso. Ci volle quasi un anno prima che dalla Quarta Zia ritirasse lo stipendio accumulato, lo cambiasse in dodici dollari d'argento e chiedesse un permesso per andare nella parte occidentale del borgo. Ma non passo neanche il tempo di un pasto che torno, con l'aria molto sollevata e lo sguardo insolitamente vivace; disse contenta alla Quarta Zia che aveva donato la soglia al Tempio del Dio della Terra.
Al sacrificio invernale del solstizio, lavoro con ancora piu impegno. Vide la Quarta Zia disporre le offerte e, con Aniu, portare il tavolo al centro della sala; allora ando tranquillamente a prendere le coppe e i bastoncini.
"Lascia stare, cognata Xianglin!" grido la Quarta Zia in fretta, ad alta voce.
Lei si ritiro come scottata, il viso divento grigio-nero; non ando piu a prendere i candelieri, e resto li, smarrita. Solo quando il Quarto Zio accese l'incenso e le disse di andarsene, se ne ando. Questa volta il cambiamento fu enorme: il giorno dopo, non solo gli occhi le si erano infossati, ma anche lo spirito era ancor piu abbattuto. E aveva paura: non solo del buio notturno, delle ombre, ma anche della gente; persino vedendo i padroni, tremava come un topolino che esce dalla tana in pieno giorno; altrimenti stava seduta immobile, proprio come un manichino. In meno di sei mesi i capelli le divennero tutti bianchi, la memoria pessima, al punto da dimenticare spesso di andare a sciacquare il riso.
"Com'e ridotta la cognata Xianglin! Sarebbe stato meglio non tenerla, allora," diceva la Quarta Zia talvolta, anche davanti a lei, come per avvertirla.
Ma lei restava sempre cosi, senza speranza di miglioramento. Decisero di mandarla via, di rimandarla dalla vecchia Wei. Ma quando io ero ancora a Luzhen, si limitavano a dirlo; a giudicare dalla situazione attuale, devono averlo fatto alla fine. Se divenne mendicante subito dopo essere uscita dalla casa del Quarto Zio, o prima ando dalla vecchia Wei e poi divenne mendicante, questo non lo so.
Mi svegliai di soprassalto per i petardi vicini, fragorosissimi; vidi la luce gialla della lampada, grande come un fagiolo, e udii gli scoppi dei mortaretti: era il Sacrificio della Benedizione nella casa del Quarto Zio; seppi che era quasi l'ora del quinto turno di guardia. Nel dormiveglia udii ancora in lontananza il crepitio incessante dei petardi, che pareva fondersi in un'unica nube di suono, e insieme ai fiocchi di neve che danzavano in vortici, avvolgeva tutto il borgo. In quell'abbraccio fragoroso mi sentii anche pigro e comodo; i dubbi del giorno e della prima sera furono spazzati via dall'atmosfera del Sacrificio, e mi parve che le divinita del cielo e della terra, sazie delle offerte e dell'incenso, barcollassero ubriache nell'aria, pronte a dispensare alla gente di Luzhen una felicita senza fine.
(7 febbraio 1924.)